mercoledì, novembre 29, 2006
Latte di soia
Qualche tempo fa ho avuto una discussione con un'amica "decresciuta", che mi ha fatto notare quanto fosse in disaccordo con l'idea di decrescita l'acquisto del latte di soia confezionato in buste di tetrapak.

Questo per diverse ragioni.

Inanzitutto c'è da considerare che il tetrapak è un materiale che pone diversi interrogativi da un punto di vista ambientale, come è possibile leggere in questi link: 1 e 2. Al fatto che il riciclaggio del tetrapak richiede un enorme dispendio energetico, bisogna aggiungere che sono ancora poche le zone in cui ne viene effettuata la raccolta differenziata (ad esempio dove abito io non si fa).

Oltre alla questione rifiuti, bisogna anche considerare che il latte di soia è costituito per lo più di acqua, quindi da questo punto di vista pone le stesse problematiche che si pongono nei confronti dell'acquisto delle acque in bottiglia.

Se a questo aggiungiamo il fatto che il latte di soia, specie se biologico, ha prezzi parecchio elevati (dovuti in parte anche al fatto che sul latte di soia si paga l'IVA al 20%, qui c'è anche una petizione in proposito) diciamo che non restano più scuse per non passare all'autoproduzione casalinga del latte di soia, visto che si hanno vantaggi sia da un punto di vista personale che da un punto di vista "collettivo".

Prima di passare all'acquisto di macchinari appositamente progettati per la produzione casalinga del latte di soia (e del tofu), vista la mia avversione verso l'acquisto di elettrodomestici, specie se facilmente sostituibili con l'azione manuale, mi sono cimentato nell'autoproduzione casalinga (e, almeno parzialmente, manuale) del latte di soia. La ricetta che ho seguito l'ho trovata sul libro "Il Cucchiaio Verde" e ve la copia per semplicità:
Lavate e mettete anzitutto la soia in grani a bagno nell'acqua e lasciatevela per un'intera giornata o per 12 ore. Trascorso il tempo previsto, scolate i fagioli, unitevi una quantità d'acqua fresca pari a 3 volte il loro volume e frullateli. Versare il composto in una pentola e fatelo bollire a fuoco vivace per un quarto d'ora. Poi scolate il tutto attraverso un tovagliolo e strizzatelo per bene, così da ottenere il "latte".
Io l'ho preparato a partire da 100 grammi di fagioli di soia e in questo modo ho ottenuto circa 1 litro di latte, che è una buona quantità visto e considerato che cmq va consumato entro pochi giorni.

Chiaramente il latte di soia che si ottiene con questo procedimento non ha un gran sapore, un pò fagioloso, però insomma lo si può aggiustare, aggiungendo magari un pò di sale (che aiuta anche la conservazione), oppure un pò di cannella, vaniglia o cacao a proprio piacere.

Devo ammettere che fin qui l'ho fatto due volte e finora non ho ottenuto risultati troppo soddisfacenti da un punto di vista del gusto, però credo che si tratti semplicemente di fare diverse prove fino ad ottenere un risultato ottimale (che può variare anche da persona a persona, si intende).

Ho detto che con 100 grammi di soia si ottiene circa un litro di latte, quindi si capisce come i costi, rispetto all'acquisto del latte di soia confezionato, si abbattono notevolmente. Oltretutto, come "scarto" della produzione del latte di soia, tramite il filtraggio, si ottiene l'okara, che altro non è che una purea di fagioli di soia (con i soliti 100 grammi di soia, abbiamo ottenuto una quantità di okara più che sufficiente per farci una cena in due).

Dimenticavo, a proposito di elettrodomestici. Fin qui per frullare i fagioli di soia dopo l'ammollo ho utilizzato un frullatore ad immersione, ma può bastare anche tritarla grossolanamente con una forchetta od un mortaio.

A questo punto non resta che provare per credere. E se avete buoni risultati, fatemelo sapere visto che anche io sono ancora in fase di sperimentazione!;)
 
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sabato, novembre 25, 2006
No alle trivellazioni nella Val di Noto
Il Comitato per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-Petrolifere in Sicilia comunica che sono state avviate da parte della Panther Eureka Srl, le procedure per richiedere le autorizzazioni edilizie al Comune di Noto per iniziare i lavori di perforazione gas-petrolifera a soli 3 km da Noto, in contrada Zisola.

Ripercorriamo le tappe fondamentali della vicenda Val di Noto

In mancanza di un Piano Energetico Regionale e Nazionale, il 31 marzo 2004 la Regione Sicilia, puntando ancora sulle energie fossili, diede la concessione alla società americana Panther Resourch Corporation unitamente ad altre tre compagnie Italiane (Eni, Sarcis, Edison) di poter effettuare con un disciplinare-cartabianca, ricerche, trivellazioni, coltivazioni, permessi per serbatoi, condotte e quant’altro, in gran parte del territorio della Sicilia. In particolare autorizzò la società texana, la Panther Resources Corporation, ad operare in una zona dove si trovano ben otto città inserite nella Heritage List dell’Unesco con le rispettive zone-cuscinetto, nonché Siti d’ Importanza Comunitaria (S.I.C.), e Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.), territori con vincolo paesaggistico, idrogeologico e comunque ad alta vocazione turistica già avviata e con forte presenza di agricoltura biologica e di qualità: nero d’Avola, ciliegino di Pachino, melone Cantalupo, mandorla di Avola, uliveti e carrubeti di pregio ecc.. 746,37 chilometri quadrati e 15 comuni distribuiti tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania. Si passa da Modica ad Avola, da Comiso a Rosolini, da Vizzini a Chiaramonte Gulfi. Per arrivare a Noto, capitale dell'omonimo Val di Noto, celebre nel mondo per le bellezze naturali e l'architettura barocca, premiata nel 2003 dall'Unesco col marchio doc di patrimonio dell'umanità.

La regione, a firma dell'ex assessore all'industria Marina Noè (Udc, rinviata a giudizio per abuso d'ufficio in un'altra storia messinese), ha dato il permesso alla Panther di coltivare i giacimenti degli idrocarburi che verranno scoperti a seguito delle ricerche compiute nel periodo di durata del permesso o a seguito delle ricerche compiute in regime di concessione. Inoltre, si legge nel disciplinare che regola l'operazione chiamata "Fiume Tellaro", la società americana ha “il diritto di costruire, esercitare e mantenere un sistema, parziale o completo, di serbatoi e condotte, allo scopo di raccogliere e conservare gli idrocarburi grezzi, e di trasportarli dai campi di produzione ai centri di utilizzazione, raffinazione ed esportazione”. Ma non solo: "Tale sistema può comprendere le stazioni di spinta iniziali o intermedie e relativi serbatoi, i macchinari annessi, le condotte principali e secondarie (...), le stazioni di scarico, terminali e di spedizione e i relativi collegamenti, oltre ai mezzi di comunicazione".

Anna Giordano, rappresentante di spicco del Wwf siciliano, ritiene che «eventuali trivellazioni nel Val di Noto potrebbero avere ripercussioni sul fiume Tellaro, il quale attraversa meraviglie naturali e sfocia nella celebre e pluriprotetta oasi di Vendicari, fondamentale per la migrazione degli uccelli». Un pericolo che ha scatenato la reazione degli agricoltori e che ha spinto alcuni di loro a fondare un comitato di protesta a cui stanno aderendo sempre più cittadini. «Vogliamo la revoca immediata e totale della concessione alla Panther», dice il coordinatore Pierpaolo Marescalco. «Ci rivolgiamo non solo alle autorità italiane, ma anche a quelle internazionali. Sperando che per una volta la Sicilia non venga lasciata sola».

Adesso rimane poco tempo prima che possano iniziare i lavori di trivellazione. Aiutiamo i cittadini della Val di Noto e lottiamo per impedire l’ennesimo scempio e l’ennesima beffa umana compiuta a scapito della natura.

Di seguito riportiamo il grido di denuncia del Comitato Per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-Petrolifere in Sicilia che si rivolge a tutti i cittadini siciliani e non, interessati alla tutela e alla salvaguardia ambientale di un territorio unico e importante per storia, cultura, biodiversità, tradizioni:

“Tutte le forze sociali, civili e politiche del territorio, che da tempo si sono espresse in modo contrario alla decisione assurda dell'ex Assessore all'Industria Marina Noè di “regalare” uno sviluppo industriale al territorio di Noto e ai suoi abitanti, si stanno attivando per fermare l’inizio delle perforazioni per la ricerca gas-petrolifera.

La Regione Siciliana, con a capo Cuffaro, imperterrita continua nel suo SILENZIO DI TOMBA, UN SILENZIO/ASSENSO che dimostra l’assoluto menefreghismo del Governo Regionale rispetto alla volontà della maggioranza dei cittadini e delle sue Istituzioni Locali (Comuni e Provincia), buttando in tal modo nel baratro dei soprusi un territorio che ha scelto da anni la sua vocazione turistico-culturale ed agricola.

Il Comune di Noto ha perfino richiesto a Palermo i documenti di tutta la vicenda ma dagli Uffici Regionali è arrivato solo SILENZIO.

Siamo stanchi di subire le scelte dalla "lontana Palermo" e se il sig. Cuffaro non si decide ad annullare quegli errati permessi, chiameremo a raccolta tutti i Siciliani che hanno un cuore per la loro Terra, tutti gli Italiani e i cittadini del Mondo che amano Val di Noto, per venire a fermare le trivelle che si vogliono abbattere sopra un Patrimonio dell'Umanità, che stava cominciando a vedere la luce della prosperità economica grazie al turismo e all'agricoltura di qualità (Olio di Oliva, Vino, Formaggi...).

A Scanzano Ionico la gente del posto è riuscita a fermare il deposito di scorie radioattive nel suo sottosuolo. A Noto sarà la gente del Mondo a proteggere il Patrimonio paesaggistico e culturale di tutto il Val di Noto (incluse zone rurali con le preziose risorse idriche ) dalle Trivelle gas-petrolifere.

Il Val di Noto non appartiene a Cuffaro, né all’Assessorato Regionale all’Industria, che hanno concesso tali permessi, senza aver ascoltato e rispettato la volontà delle Comunità Locali! Il Val di Noto appartiene al Mondo, a partire dai suoi abitanti!”

Invitiamo tutti ad esprimere la richiesta di annullamento dei permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Val di Noto ( Concessioni a Panther ed Edison) al Presidente della Regione Sicilia “Totò Cuffaro” inoltrando le richieste al seguente numero di fax 091 7075370 o ai seguenti indirizzi email:

urp_segrgen@regione.sicilia.it
governosicilia@libero.it
segreteriagabinetto@regione.sicilia.it
r.barberi@regione.sicilia.it
p.valenti@regione.sicilia.it
gbattaglia@regione.sicilia.it

Comitato Per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-Petrolifere in Sicilia, www.notriv.it

Tratto da www.aamterranuova.it
 
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martedì, novembre 21, 2006
Era giugno
Di rado ho trattato fin qui la tematica vegan su questo blog (anche se prima o poi vi tedierò con il mio racconto di come lo sono diventato), però qualche giorno fa ho letto, sul sito www.vallevegan.org (a proposito, complimenti vivissimi per il progetto), una storia qualunque che volevo condividere con i "miei" lettori.
Era giugno. Il grano ormai maturo sembrava un mare dorato e le spighe danzavano cullate dal vento come bionde divinità della terra. Le nuvole si muovevano veloci stagliando perfettamente il loro candore purissimo contro il cielo di un azzurro quasi irreale. L’aria era profumata e dappertutto si sentiva l’euforia della natura: il canto allegro dei merli e dei fringuelli, il volo bizzarro delle farfalle, il ronzare delle api, il dolce odore dei fiori… La maggior parte delle persone ignora tutto questo ma ci sono creature sensibili che possono percepirlo anche se lontane dalla festa di colori e profumi d’inizio estate. Una brezza leggera gli accarezzò le orecchie e gli entrò nelle narici regalandogli un po’ di primavera, sentì il profumo delle fragole di bosco, dei trifogli teneri, dei petali delle margherite… sarebbe stato bello calpestare il terreno o riposarsi sull’erba fresca, sarebbe stato bello correre e per una volta scaldarsi alla luce diretta del sole. E invece era prigioniero in una gabbia di cemento e sbarre, costretto a sbirciare il mondo esterno e il succedersi delle stagioni da una fessura della sua angusta prigione. E così da quando era nato, da quando a pochi giorni di vita era stato strappato al calore e alla tenerezza di sua madre per essere rinchiuso e legato, senza poter muoversi senza poter far nulla se non attendere la fine. Ormai erano passati più di due anni e quella che si apprestava a nascere sarebbe stata la terza estate della sua vita. Questo periodo lunghissimo l’aveva passato in completa solitudine,spezzata a volte dalla presenza degli uomini che gli cambiavano l’acqua o gli riempivano la mangiatoia. Ricordò che quando era piccolo cercò conforto in quelle persone perché era disperato, perché come ogni neonato aveva bisogno di amore. Ma ciò che ricevette non fu amore né tenerezza né niente di simile. Tutt’altro… Nonostante ciò imparò ad apprezzare la vita; ogni profumo, ogni suono che passava attraverso la fessura della sua prigione lo consolava. Forse le altre mucche e gli altri vitelli che erano con lui nel capannone, di cui purtroppo percepiva solo la presenza perché non poteva vederli, non avevano alcuna fessura da cui guardare uno scorcio del mondo. Forse non erano così fortunati. L’unica cosa che veramente gli mancava era il sole. Quanto gli sarebbe piaciuto scaldarsi al suo calore vitale o immergere lo sguardo nella sua luce forte e portatrice di vita. Certo qualche raggio entrava nella sua cella, ma non era che la fievole luce del tramonto, una luce morente e fredda. Guardò fuori: oltre il muro grigio non molto alto si poteva scorgere un prato che ora era al massimo della sua bellezza,mostrando tutte le tonalità di verde, ed anche un pezzettino di cielo. Quel giorno era sereno; l’aria era tiepida e piena di profumi. Si sentì felice e chiuse gli occhi, immaginando di brucare l’erba di quel prato sotto quel cielo perfetto. Ma all’improvviso tutto si dileguò in una nube nera. ” E’ questo qui” … queste tre parole portarono una tempesta nella sua mente, erano metalliche e fredde più dell’inverno. Riaprendo gli occhi vide due uomini di fronte alla sua gabbia che lo guardavano. Nessuno gli aveva mai prestato così tanta attenzione. Aprirono il suo box e, dopo più di due anni, lo sciolsero dalla catena, che ormai credeva parte di lui. Uno dei due uomini fece dei versi strani e gli picchiò il bastone sulla schiena. Uscì dalla gabbia pensando che sarebbe bastato chiedere senza agitarsi tanto, e sorrise dentro per la stupidità di queste strane creature che si credono padroni di tutto e di tutti , che non sanno che prima o poi saranno soli di fronte alla morte inesorabile che non ha riguardi. Non ricordava com’era fatto il capannone: c’era un lungo corridoio affiancato da un centinaio di box nei quali erano rinchiusi altrettanti animali. Alla fine del corridoio c’era un grosso cancello, oltre il quale adesso c’era un piccolo camion sul quale sarebbe dovuto salire. Sapeva benissimo dove portava, forse gliel’aveva detto il vento o forse lo sapeva e basta, ma non era importante. Non ebbe paura e ignorando i versi degli uomini e le bastonate, si diresse verso l’uscita, verso la luce. Ecco la luce finalmente, si fermò un attimo prima di salire sul camion. Alzò gli occhi verso il sole, abbassò le orecchie e respirò forte come se volesse catturare il calore o la luce stessa con le narici. Ringraziò la vita per quell’ultimo dono meraviglioso. Quel giorno poteva piovere o potevano portarlo via dopo il tramonto. Ma era stato fortunato. Sentì la carezza vitale della stella ed un brivido caldo gli pervase il corpo. Non era mai stato così felice. Socchiuse gli occhi e assaporò quel momento con tutto se stesso. Ma durò poco, una bastonata lo risvegliò dal suo sogno e salì sul camion, lì dentro era buio. Chiusero i portali dietro di lui e non fece in tempo a voltarsi per salutare il sole un’ultima volta. Ma non disperò per questo. Conservava ancora il calore dentro di lui e la luce nei suoi ricordi. E questo gli bastava. Ma a voi non interessa la sua storia. A voi, che ingurgitate sofferenza e dolore, che siete complici ingordi di un massacro inutile, che riempite i vostri ventri con le membra degli innocenti, basta sapere questo di lui: bistecca di bovino adulto nato il 15/04/02 macellato il 20/06/04. BUON APPETITO.

Tratto da www.vallevegan.org
 
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giovedì, novembre 16, 2006
Le scorie nello spazio
Qualche giorno fa, mentre aspettavamo il treno (in ritardo) alla stazione, alcuni miei colleghi parlocchiavano e ad un certo punto si sono imbattuti nella questione dell'esaurimento del petrolio, delle fonti di energia alternative, ecc... e come sempre capita in queste situazioni si è presentato il "furbone" di turno (anche se è un simpatico collega) che ha detto che il futuro è nel rilancio dell'energia nucleare, aggiungendo che il costo dell'energia ottenuta in questo modo è molto basso. Il che purtroppo è vero, ma soltanto perchè non si tiene conto dei costi dovuti allo stoccaggio delle scorie. La risposta del mio collega, a proposito, è stata di quelle che ti destabizza: "la soluzione è spararle nello spazio".

La discussione sul nucleare si è arenata lì, perchè sul momento non ho avuto molto da dire. Quest'idea mi era del tutto nuova e l'averla tirata in ballo mi ha completamente disorientato. Ragionandoci a freddo, mi è venuto da pensare inanzitutto che un'operazione del genere, ammesso che sia fattibile, avrebbe comunque costi enormi, ma sopratutto mi sovviene un'enorme obiezione di carattere concettuale: con quale pretesa, allo stesso modo in cui mandiamo le scorie nucleari nei paesi del "Terzo Mondo", pensiamo di arrogarci il diritto di inquinare anche lo spazio con i nostri, per di più radioattivi, rifiuti? O quantomeno più di quanto non sia già stato inquinato? E poi quali sarebbero le conseguenze di questo inquinamento radioattivo dello spazio?

Purtroppo, facendo una ricerca su internet, ho scoperto che la faccenda non è soltanto una fantasia del mio collega in quanto si è veramente pensato, in passato, di adottare questa soluzione per risolvere il problema dello stoccaggio delle scorie nucleari, anche se fortunatamente questa soluzione non è mai stata messa in pratica.

Ad ogni modo, non sarebbe meglio concentrare gli sforzi nel tentativo di ridurre il nostro fabbisogno energetico (inanzitutto limitando gli sprechi, come dice Pallante) piuttosto che inseguire la chimera di una fonte di energia illimitata e pulita?

E poi quello che è successo a Chernobyl ce lo vogliamo proprio dimenticare? Facciamo finta che non sia successo nulla? Dicono che le centrali di nuova generazione sono più sicure. Si, certo, sono sicure finchè non succede un incidente (o magari un attentato terroristico o una operazione militare chirurgica). Scommetto che anche la centrale di Chernobyl ai suoi tempi era "sicura".

A questo punto, per chiudere, mi affido alle parole di Michele Serra apparse qualche giorno fa su "La Repubblica":
Se avete mai provato a spiegare a un figlio adolescente perché deve spegnere le luci di casa quando non le usa; o convincerlo che una doccia di mezz'ora consuma dieci volte di più di una doccia di tre minuti, eppure lava allo stesso modo: allora avrete sperimentato personalmente l'inutilità quasi totale della pedagogia ambientale (e forse della pedagogia in generale...).

Il giorno dopo rifarà una doccia di mezz'ora, e lascerà tutte le luci accese. Il problema è che, con il trascorrere delle generazioni, noi occidentali ci siamo convinti che il benessere e la tecnologia siano “naturali”: ovvi come il sorgere del sole, gratuiti come lo scorrere dei fiumi. E su questa credenza, che è scientificamente assurda, irrazionale come la più arcaica delle superstizioni, si poggia tutto o quasi il nostro quotidiano, tutta o quasi la nostra politica. Siamo riusciti (scelleratamente) a rendere occulti i costi, i guasti, i rischi di uno sviluppo che poggia, invece, su un prelievo sempre più massiccio e scriteriato di risorse limitate.

Persino molti assennati leader di sinistra, che pure qualche buon libro in materia lo avranno anche letto, e qualche consigliere assennato lo avranno, pronunciano la parola “sviluppo” come un'acritica ed eterna somma di possibilità e di acquisizioni. Come una doccia che oggi è di mezz'ora e domani sarà dunque, si capisce, almeno di trentacinque minuti. E' ovvio.
 
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lunedì, novembre 13, 2006
Se lo dice pure il Papa...
"Certamente occorre eliminare le cause strutturali legate al sistema di governo dell'economia mondiale, che destina le maggior parte delle risorse del pianeta a una minoranza della popolazione"

"Per incidere su larga scala è necessario 'convertire' il modello di sviluppo globale; lo richiedono ormai non solo lo scandalo della fame, ma anche le emergenze ambientali ed energetiche"

"Ogni persona e ogni famiglia può e deve fare qualcosa per alleviare la fame nel mondo, adottando uno stile di vita e di consumo compatibile con la salvaguardia del creato e con criteri di giustizia verso chi coltiva la terra in ogni Paese"

http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=3783
Queste sono alcune delle parole pronunciate ieri dal Papa. Ci trovo tutto (o quasi, naturalmente non possiamo aspettarci chissà che...), dalla decrescita al commercio equo e solidale, seppur soltanto in maniera molto indiretta. Ogni tanto anche il Papa dice qualcosa di condivisibile...

Nel frattempo auguriamoci che anche il Vaticano riveda il proprio stile di vita, che a occhio e croce direi che non è esattamente "compatibile con la salvaguardia del creato e con criteri di giustizia"!;)
 
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mercoledì, novembre 08, 2006
Come pesci in mezzo al mare
Oggi vi propongo la lettura di un articolo di Francesco Gesualdi, coordinatore del "Centro Nuovo Modello di Sviluppo".

Il "CNMS", di cui potete leggere qui una presentazione, ha curato, fra gli altri, la pubblicazione di due libri fondamentali per chi voglia approcciarsi criticamente al consumo:

- la "Guida al Consumo Critico"
- la "Guida al Vestire Critico"

Di Gesualdi, personaggio assolutamente in linea con i temi della decrescita, non si può mancare di segnalare il libro "Sobrietà", anche se devo ammettere che questo libro non sono ancora riuscito a leggerlo.

Ed è proprio di sobrietà che Gesualdi parla in questo articolo, di cui riporto un breve estratto che rimanda al titolo dello stesso.
Come il pesce non riesce a concepire altre forme di vita al di fuori di quella marina, allo stesso modo noi stentiamo a immaginare altri modi di organizzare la società e l'economia al di fuori della logica della crescita e conseguentemente del mercato e del denaro. Ma se riuscissimo di liberarci delle nostre gabbie mentali, scopriremmo che oltre oltre al vendere e comprare esiste la gratuità, la solidarietà, il bene comune, il fai da te, lo scambio interpersonale, tutti mattoni indispensabili per la costruzione di un'altra economia pensata non per servire i mercanti, ma la gente nel rispetto dell'equità, delle generazioni future e del pianeta.
 
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domenica, novembre 05, 2006
La bottega del mondo
Ieri siamo stati all'inaugurazione di una nuova bottega del mondo a Palermo.

Anche se so che la maggior parte dei miei lettori non sono delle mie parti, avevo il piacere di comunicarvelo perchè credo che l'apertura di un negozio del genere, sopratutto in una città come Palermo, sia sempre un buon segnale e costituisca una speranza di un futuro migliore.

Tra l'altro io sono anche personalmente molto felice per la nascita di questo nuovo progetto, in quanto tra i promotori c'è un mio caro amico che si occupa ormai da anni di commercio equo e solidale e che può tornare ad occupare il suo posto in "bottega" dopo che alcuni eventi su cui non mi dilungo qui lo avevano portato ad allontanarsi dalla precedente esperienza.

Comunque la cosa importante da mettere in rilievo è che adesso c'è un altro posto a Palermo dove si cerca di costruire un'economia più giusta e solidale, un altro posto che si spera diventi un laboratorio di idee per un mondo (ma anche semplicemente una città) più vivibile e più a misura d'uomo.

Ieri notavo, senza alcuna sorpresa, che nello scaffale riservato ai libri ce ne sono già parecchi sull'argomento decrescita. Senza sorpresa perchè il mio caro amico di cui sopra è stato proprio la persona che per la prima volta mi ha fatto entrare in contatto, tramite la lettura di alcuni libri di Serge Latouche, con il mondo della critica radicale allo sviluppo e successivamente della decrescita. Però ho fatto notare la mancanza dei libri di Maurizio Pallante, che ho prontamente segnalato e di cui mi affretterò al più presto a segnalare qualche titolo!;)

Devo dire che ieri, per l'inaugurazione, c'è stato un vero e proprio bagno di folla, quindi come inizio dire che è andata alla grande. Spero vivamente che la gente che ieri è andata per l'inaugurazione torni anche per fare la normale spesa di tutti i giorni (e non soltanto per l'assalto natalizio), visto che il negozio oltre ai prodotti del commercio equo e solidale offre anche prodotti biologici confezionati (e magari presto anche l'ortofrutta bio a prezzi popolari e chissà cos'altro).

Un'ultima annotazione. Pare che, come mi ha detto Daniele (l'amico di cui sopra è anche mio omonimo), la gente del luogo (cioè della zona in cui è situata la bottega) abbiano già mostrato, nei giorni scorsi, interesse nei confronti dell'apertura di questa nuova bottega, lamentando la difficoltà di reperire prodotti del commercio equo e solidale, visto e considerato che a Palermo di botteghe ce ne sono veramente poche (questa è la terza, anche se pare che una di queste stia per chiudere i battenti). Oltretutto, anche se la mia posizione riguardo alla presenza dei prodotti del commercio equo e solidale nei supermercati è nota ai più (per chi non lo sapesse sono totalmente contrario), c'è da dire che i prodotti del commercio equo a Palermo si trovano con difficoltà anche nei supermercati (diciamo pure che non si trovano).

Insomma, speriamo bene e in canna al cacciatore!

PS: per i (pochi) palermitani che seguono questa forum, la bottega si trova in via bonanno, traversa di via libertà

PPS: è curioso che accanto alla bottega si trovi un negozio cinese che vende capi d'abbigliamento, che è quanto dire!:-)

PPPS (poi giuro che la finisco): finalmente ho assaggiato anche i confetti equo solidali, sono veramente molto buoni e sanno di mandorla e non di zucchero!;)
 
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mercoledì, novembre 01, 2006
Pasta e ceci alla Alex
Direttamente dal blog di Vera, copio e incollo la ricetta in oggetto che ho inserito qualche giorno fa. Vera, metto qui soltanto le ricette che abbiamo inserito noi (o che ti abbiamo suggerito) perchè mi va di postare in questo blog soltanto ricette che abbiamo provato personalmente!;) Ma ecco la ricetta:
Ingredienti (per 4 persone):

400 grammi di pasta corta (preferibilmente pennette rigate)
200 grammi di ceci lessati
2 cipolle di media grandezza
olio, sale, pepe

Fate soffriggere in una padella la cipolla, tagliata a pezzi piuttosto grossi.

Dopo aver soffritto la cipolla, aggiungete i ceci precedentemente lessati e schiacciateli con una forchetta (non preoccupatevi se resta qualche cecio intero). Mescolate il tutto e fate cuocere ulteriormente a fuoco lento per 5 minuti, aggiungendo eventualmente un pò dell'acqua di cottura dei ceci se il "sugo" risulta troppo asciutto.

Fate cuocere la pasta e quando questa è pronta versatela nella padella col sugo di ceci, mescolate il tutto e portate a tavola. Io poi ci aggiungo anche un pò di pepe!;)
A piacere si può aggiungere al sugo anche un pò di panna vegetale, ma sinceramente la preferisco senza.

Se andate sul blog di Vera potete scoprire anche perchè si chiama "Pasta e ceci alla Alex".;)

Ciao,
Daniele
 
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