martedì, luglio 18, 2006
Blackout
Devo ammetterlo. Ieri sera ho sperato, ma la mia speranza è durata poco, che si stessero ripetendo gli eventi del 28 Settembre 2003 (il famoso blackout di cui tutti sicuramente vi ricorderete). Infatti ad un certo punto, intorno alle 20, è venuta a mancare la corrente elettrica e, non so bene in base a quale meccanismo mentale (forse semplicemente una "speranza"), ho immaginato che la luce fosse saltata in tutto il territorio nazionale. Così ho mandato un sms ad un caro amico che vive a Piacenza per chiedere se anche lì la luce mancasse. Purtroppo la sua risposta è stata "no". Niente blackout, dunque.

A Bagheria la luce è mancata per un paio d'ore e questa mattina cercando in rete ho trovato questa notizia, dalla quale si evince che il problema ha interessato varie aree della Sicilia occidentale ed è stato dovuto sostanzialmente al maltempo (anche se a Bagheria di maltempo nemmeno una traccia).

Ad ogni modo, considerato che credo nel valore della cosidetta "pedagogia delle catastrofi" (termine, mi pare, coniato da Serge Latouche), ritengo che sarebbe educativo assistere ad un blackout in una giornata lavorativa! Già m'immagino le facce dei politici... :-)
Che bello! Silenzio, niente televisione, poche macchine per le strade, casa tiepida. In casa ero ben fornito di tutto: libri, legna, farina, patate, crauti, carne, vino... Ecco: questo "buiofuori" potrebbe far accendere la "lucedentro". Si può vivere senza tanti artifizi; per anni l'ho provato e con la mente si possono superare e trovare soluzioni che sembrano impossibili. Le più grandi invenzioni dell'uomo sono state il fuoco, la zattera e la ruota. Aggiungo anche la stampa. Non certo i telefonini e la televisione. Chissà se un blackout sarà capace di far riflettere la gente così dipendente dal "progresso"? Il caro, vecchio Ungaretti mi disse un giorno a Venezia: "A tanto progresso materiale il progresso morale non tiene il passo e le distanze si allungano". Su questo dovrebbe farci riflettere l'incidente della trascorsa notte. E' il senso del limite che ci fa prendere contatto con la realtà.
Passo finale del racconto "Piccola cronaca del blackout" all'interno del libro "Aspettando l'alba e altri racconti" di Mario Rigoni Stern.
 
posted by Daniele at 10:14 AM | Permalink |


6 Comments:


  • At 12:40 PM, Blogger Vera

    "Quel giorno"... o meglio quella notte... credo che in Italia solo una ragazza abbia usato l'internet. Aveva l'energia elettrica fornita da pannelli solari e passò tranquillamente tutta la notte navigando... se non erro.
    E' plausibile? :-)

    (non ero io, ma una ragazza della quale seguivo il foru...)

     
  • At 8:35 PM, Blogger StefaniaVegan

    Uh, avevo sentito la notizia ed ho pensato a voi.
    Però un black out in tutta la nazione creerebbe il panico... i miei vicini non saprebbero nemmeno alzare le tapparelle, perché le hanno elettriche.... :(

     
  • At 8:43 PM, Anonymous Marcello

    Anch'io sono favorevole al black out... però per evitare guai sarebbe bello che fosse programmato, che so, qualche ora al giorno, fissa, senza corrente, senza onde elettromagnetiche...

    Così la gente imparerebbe a risparmiare corrente e a utilizzarla di meno.

    M.

     
  • At 9:53 PM, Anonymous Riccardo

    Ecco perchè mi hai mandato un messaggio! Peccato che abbia il display del cellulare spaccato in due e che faccia fatica a leggere dopo il primo carattere delle prime 3 righe (in compenso leggo bene solo gli ultimi delle ultime 3 righe)... Mi dispiace di non averti risposto...

     
  • At 11:05 PM, Blogger Daniele

    @Stefania:

    Se i tuoi vicini hanno la tapparella elettrica è un problema loro!:-P Tra l'altro è una situazione per noi conosciuta, visto che quando ci fu il blackout nel 2003 eravamo a dormire a casa della sorella di anto che aveva le tapparelle elettriche: ben gli sta!:D

    @Marcello:

    Quello che dici andrebbe bene, però una cosa nn esclude l'altra!^_^

    @Riboeri:

    Avevo il pane da infornare... e mi stavo preparando al peggio... capisci?O_o

     
  • At 1:25 PM, Anonymous Alex

    Magari è la volta buona che le persone si decidono a spegnere la tv. E magari scoprono di avere in casa una libreria, con tanti libri che non hanno letto... o semplicemente si mettono a parlare tra di loro, usanza antica quasi dimenticata, frastornati come siamo dall'eco del TG della sera.